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pietro valsecchi presenta

regia di daniele luchetti

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al cinema dal 3 dicembre

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"Chiamatemi Francesco" è il racconto del percorso che ha portato Jorge Bergoglio, figlio di una famiglia di immigrati italiani a Buenos Aires, alla guida della Chiesa Cattolica. È un viaggio umano e spirituale durato più di mezzo secolo, sullo sfondo di un paese – l'Argentina – che ha vissuto momenti storici controversi, fino all'elezione al soglio pontificio nel 2013.

Negli anni della giovinezza Jorge è un ragazzo come tanti, peronista, con una fidanzata, gli amici, e una professoressa di Chimica, Esther Ballestrino, cui rimarrà legato per tutta la vita. Tutto cambia quando la vocazione lo porterà a entrare, poco più che ventenne, nel rigoroso ordine dei Gesuiti.

Durante la terribile dittatura militare di Videla, Bergoglio viene nominato, seppur ancora molto giovane, Padre Provinciale dei Gesuiti per l'Argentina. Questa responsabilità in un momento così tetro metterà alla prova, nel modo più drammatico, la fede e il coraggio del futuro Papa. Jorge nonostante i rischi si impegnerà in prima persona nella difesa dei perseguitati dal regime – ma pagherà un prezzo umanamente altissimo vedendo morire o "scomparire" alcuni tra i suoi più amati compagni di strada.

Da questa esperienza Bergoglio uscirà cambiato e pronto a vivere il suo impegno futuro nella costante difesa degli ultimi e degli emarginati. Divenuto Arcivescovo di Buenos Aires continuerà la sua opera di aiuto agli abitanti delle periferie, difendendoli dalle sopraffazioni del potere e promuovendone la crescita individuale e collettiva. Il racconto si conclude con l'indimenticabile serata in cui, in una piazza San Pietro stracolma di folla, Jorge Bergoglio vestito di bianco e con una croce di ferro, saluterà il mondo con il nome di Francesco, con la schietta semplicità e l'umanità profonda con cui tutti siamo abituati a conoscerlo.
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i personaggi

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Classe 1976. Lionel Rodrigo de la Serna Chevalier, conosciuto come Rodrigo de la Serna, è tra i più importanti ed apprezzati attori argentini, nonché musicista. Inizia ad interessarsi all'arte fin da bambino, partecipando al laboratorio teatrale della sua scuola ed iniziando a lavorare giovanissimo. Lo troviamo, infatti, pochi anni dopo nelle opere teatrali Bonicleta e Nosferatu di Griselda Gambaro.
Nel 1995, invece, passa alla televisione interpretando diversi ruoli in molte serie televisive argentine come Cibersix, Naranja y media e, successivamente, Son o se hacen– tutte piuttosto note in patria.
Nel 1999 entra a far parte della famosa casa di produzione Pol-Ka Producciones, con cui realizza successivamenmte le serie tv Campeones e Calientes. Nello stesso anno ricopre un piccolo ruolo nel film di Juan José Campanella El mismo amor, la misma lluvia, una delicata e coinvolgente storia d'amore che si edifica sullo sfondo di un'Argentina degli anni Ottanta devastata dai mutamenti sociali in corso.
Ma il successo arriva con la miniserie televisiva Okupas, racconto corale di vite relegate ai margini della società, in cui l'artista svolge il ruolo di attore protagonista – performance, questa, che lo rende uno dei più popolari attori nel suo paese.
Nel 2000 arriva il momento di passare al cinema con ruoli più rilevanti, senza per questo abbandonare il mondo televisivo. Partecipa, così, alla pellicola di Alberto Lecchi Nueces para el amor, un altro idillio amoroso che si edifica all'interno della sanguinosa dittatura militare. L'anno seguente ricopre finalmente il ruolo di protagonista, a fianco di Gustavo Garzón, nel film di Santiago Carlos Oves Gallito ciego (Nada es lo que parece). Qui l'artista ci concede una delle sue migliori interpretazione accanto ad un'incredibile Aida Luz – diva dell'epoca d'oro del cinema argentino – che, con questo film, esce per sempre dalle scene dello spettacolo.
Nel 2004 si afferma anche nei circuiti internazionali, grazie al ruolo di co-protagonista nell'ormai film culto I diari della motocicletta di Walter Salles. Rodrigo de la Serna, infatti, veste i panni di Alberto Granado, intimo amico del rivoluzionario Ernesto Che Guevara interpretato da Gael Garcia Bernal.

Per questo ruolo vince anche un premio d'argento Condor come Miglior attore protagonista ed un Independent Spirit Award come Migliore Attore debuttante.
Nel 2006 è ancora protagonista dell'acclamato Cronaca di una fuga di Isarel Adrián Caetano, tratto dalla vera storia del calciatore argentino Claudio Tamburini, sequestrato durante la dittatura militare.
In questi anni partecipa a diverse serie televisive di successo come Hermanos y detectives e Sol negro con le quali si aggiudica anche il premio Martìn Fierro come Miglior attore protagonista di serie televisive.
Nel 2011 è stato protagonista dell'opera teatrale Lluvia Constante insieme a Joaquin Furriel che ha ottenuto uno straordinario successo, tanto da essere riproposto anche l'anno seguente e successivamente selezionato per rappresentare l'Argentina al Festival Iboamericano del Teatro di Bogotà.
Rodrigo de la Serna, inoltre, fa parte del gruppo di tango El Yotivenco con il quale ha realizzato recentemente un disco musicale dal titolo Milonga y tango.
RODRIGO DE LA SERNA
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Classe 1957. Sergio Hernández, tra gli artisti più interessanti e poliedrici del panorama cileno (e non solo), inizia la sua carriera come giornalista ma la sua passione per il teatro lo porta nel 1966 ad iscriversi alla Scuola di Teatro dell'Università del Cile.
L'anno successivo lo troviamo già come attore nel celebre spettacolo Fulgor y Muerte de Joaquín Murieta diretto da Pablo Neruda. Tra il 1970 e il 1973, invece, si dedica principalmente al mondo televisivo: diviene, infatti, produttore del Dipartimento del Programma Culturale di Canal 9 dell'Università del Cile e partecipa come attore in alcune trasmissioni che si occupano di teleteatro – ricoprendo ruoli primari e secondari in numerose pellicole come Estado de sitio di Costa Gavras e La tierra prometida di Miguel Littin in cui, oltre al ruolo di attore, ricopre anche quello di direttore di produzione e ritroverà il regista, nel 2009, anche sul set di Isola 10.
Dal 1973 al 1986 ha inizio la sua avventura in Europa, prima in Polonia poi in Francia, Spagna, Italia e Jugoslavia. L'artista, infatti, diviene membro del Movimento di Antropologia Teatrale sviluppato per il Teatro Laboratorio polacco Gardzienice diretto da uno dei maestri dell'avanguardia teatrale Jerzy Grotowski. L'attore, a fianco al padre del Teatro povero, intraprende un percorso di formazione, ricerca e regia che lo porterà al concepimento di importanti opere come Talleres de abertura a la creación, La última boda e Desde la oscuridad, llamada en un acto – rappresentate sia in Europa che in Cile. In questi anni, Sergio Hernández lavora anche come animatore socio-culturale nella Casa della Cultura di Bayonne, nel Paese Basco francese.
Tornato nel paese natale, l'artista prosegue il suo cammino fra teatro, cinema e televisione. Nel cinema ricordiamo le sue performance nei film Diálogos de Exiliados (1975), il coraggioso esordio docu-fiction di Raùl Ruiz che, con tagliente ironia, tratta il delicato tema dell'immigrazione; La Frontera (1991) di Riccardo Larrain, un altro audace esordio cileno che tratta i difficili anni della dittaura militare; B-Happy (2003) di Gonzalo Justiniano un asciutto e toccante dramma familiare che si inserisce nel miglior cinema intimistico. Senza dubbio, però, i film che l'hanno reso più celebre anche in ambito internazionale sono No – I giorni dell'arcobaleno (2012) di Pablo Larrain, film fortemente politico che pone al centro uno dei periodi più critici per il regime del dittatore Augusto Pinochet e Gloria (2013) di Sebastián Lelio che si è aggiudicato l'Orso d'argento per la miglior interpretazione femminile alla 63a edizione del Festival di Berlino.
In ambito teatrale, invece, ha realizzato e partecipato a numerose opere di successo come Patas de Perro, Dios ha muerto, Fedra, La Ley de la Selva e La última luna.
SERGIO HERNANDEZ

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